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Le differenze di genere continuano a caratterizzare il mercato del lavoro Italiano. Dall’intercettazione degli ultimi dati Istat su occupati e disoccupati, emerge ancora una volta una maggiore disoccupazione tra le donne.

Nonostante una variazione positiva rispetto allo scorso anno, l’occupazione femminile in Italia è al 48,5%, contro quella maschile del 66,8%.

A livello europeo, secondo i dati del 2015, la media italiana è molto distante a quella europea, che colloca il tasso di occupazione femminile al 64,2%. Il nostro Paese è sopra solo alla Grecia, che ha come tasso di occupazione femminile 20-60 anni il 50,6%.

Anche per quanto riguarda gli inattivi le donne sono più svantaggiate: il calo degli inattivi rilevati da Istat, infatti, riguarda esclusivamente gli uomini (-0,9%) mentre tra le donne è stato registrato un lieve aumento (+0,1%). Il tasso di inattività maschile è sceso al 24,8% mentre quello femminile è salito al 44,4%.

Ma anche i livelli salariali non sono paritari.

«Lo squilibrio tra tasso di occupazione maschile e femminile – si legge sul rapporto  “Le dinamiche del mercato del lavoro nelle province italiane” stilato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro – è strettamente correlato allo squilibrio nella suddivisione del carico familiare tra donne e uomini e nella disponibilità e costo dei servizi di cura per i bambini, che sono molto differenziati nelle due aree del paese, ma anche e soprattutto all’aspettativa retributiva delle donne, che se è bassa non rende conveniente lavorare in presenza di figli a carico, perché il costo dei servizi sostitutivi per la cura dei bambini e per il lavoro domestico possono superare lo stipendio o ridurlo drasticamente.»

Nonostante i lievi miglioramenti generali nei livelli di occupazione, quindi, in Italia la componente femminile continua ad essere svantaggiata.